RICOSTRUZIONE DEL PROFILO BIOLOGICO

A seconda dello stato del rinvenimento dei resti, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense procede secondo una scaletta ben precisa (qui sotto illustrata) a ricostruire il profilo biologico di tali resti, vale a dire determinare

e, se necessario, procedere alla

 

DIAGNOSI DI SPECIE

Il primo passo nell'identificazione consiste, qualora i resti siano gravemente compromessi, addirittura nell'accertamento della natura umana di questi.
Il più delle volte, trattandosi di resti in riduzione scheletrica o combusti, è necessaria l'applicazione di parametri antropologici ed odontologici. Talvolta è sufficiente effettuare una accurata indagine macroscopica per giungere ad una esclusione dell'origine umana.

Oppure se sopravvivono frustoli di tessuto molle è possibile applicare tecniche del DNA o di immunologia (per esempio test ELISA volto alla detezione di antigeni umani) per verificarne la natura umana. Nei casi tuttavia in cui per motivi di cattiva conservazione non è possibile applicare le suddette metodiche, è necessario ricorrere a tecniche di microscopia. Lo studio al microscopio a luce trasmessa di sottili sezioni non decalcificate dell'osso, e talvolta anche del dente, permettono di osservare le tipiche strutture microscopiche, cioè gli osteoni.

Importante a fini specie-specifici sono infatti la disposizione, la forma e le dimensioni dell'osteone e delle sue singole parti (per esempio il canale Haversiano).
Gli osteoni della specie umana sono disposti in modo casuale con spaziatura irregolare tra di loro.


La presenza di osteoni disposti in file parallele o la presenza di osso plessiforme permette di escludere l'origine umana, così come alcuni parametri metrici dell'osteone e del canale Haversiano.
Specie non umane


Lo stesso discorso può farsi per la struttura istologica dentaria. In questo caso, è più utile l'uso del microscopio elettronico a scansione (SEM) in quanto la differenza tra specie si nota soprattutto nella disposizione dei prismi di smalto.



SESSO


La determinazione del sesso è un carattere di importanza primaria.
Di facile e sicura attribuzione nel caso di cadaveri anche in avanzato stato di decomposizione ( è possibile stabilirlo in base agli organi sessuali principali riconoscibili alla sezione cadaverica) si basa sullo studio morfologico del dimorfismo sessuale di alcuni distretti scheletrici come per esempio il cranio, il bacino e sull'analisi metrica di alcuni suoi componenti come la testa del femore e del radio nel caso di resti scheletrici.
Lo studio morfologico tuttavia trova scarsa applicabilità nel caso di resti di bambini o subadulti. In questi casi si può ricorrere all'analisi del DNA qualora esso sia ben conservato.

particolare di bacino femminile
bacino maschile




DIAGNOSI DI ETA'

Contrariamente alla diagnosi di sesso, la determinaizone dell'età è molto più semplice nel bambino e nell'adolescente che nell'adulto. Essa si fonda soprattutto sull'osservazione delle caratteristiche morfologiche dei denti e dello scheletro, in quanto tali molteplici e diverse strutture maturano e si completano in tempi differenti. Durante l'infanzia e l'adolescenza i criteri più usati sono l'accrescimento osseo (6), la fusione delle epifisi del post-cranio (6), l'eruzione dentale (2), lo stato di permuta e lo stato di mineralizzazione dei denti.
Dopo i 20 anni, la determinazione dell'età biologica è alquanto difficile. Infatti una volta terminati l'accrescimento osseo e dentario nulla rimane per valutare il processo dell'invecchiamento se non l'usura delle superfici articolari, la chiusura delle suture craniche (1), l'evolversi di artrosi, le alterazioni istologiche del tessuto osseo e dentario e le modificazioni chimico-fisiche dei tessuti calcificati, fattori che risultano poco affidabili in quanto influenzati da fenomeni patologici, dietetici ed occupazionali.
Ci si avvale quindi di metodiche macroscopiche che consistono nella stadiazione del livello di usura della sinfisi pubica (7), della articolazione osteo-condrale della 4a costa (9), e della superficie auricolare dell'ileo(8).


Vi sono poi le metodiche microscopiche su sezioni sottili sia dentarie sia ossee che consistono nel primo caso nella valutazione e quantificazione di parametri quali la trasparenza della dentina, l'apposzione di cemento secondario e la presenza di dentina secondaria (3);

nel secondo nel numero di osteoni, di frammenti di osteoni e di osso lamellare presente nel tessuto (5).

Vi è anche una tecnica chimico-fisica, vale a dire lo studio della racemizzazione dell'acido aspartico (4) che pare consenta una più accurata determinazione dell'età anche se è ancora in fase di sviluppo.


ETA' SUI VIVENTI

La determinazione dell'età su soggetto vivente ai fini dell'imputabilità (soggetto maggiorenne o minorenne) viene da tempo effettuata attraverso lo studio radiologico di strutture ossee e/o dentarie.

Le regioni attualmente considerate più affidabili sono: la regione polso-mano e le arcate dentarie.
Problema fondamentale rimane comunque la variazione inter-razziale nella velocità di accrescimento.


DIAGNOSI DI RAZZA

L'attualità dell'Antropologia delle Popolazioni, nell'ambito delle dottrine forensi, discende dall'incremento numerico dei quesiti posti dall'Autorità Giudiziaria circa la diagnosi di razza su cadaveri in pessimo stato di conservazione (putrefatti, carbonizzati, depezzati), rinvenuti e non protestati da alcuno; il che rappresenta un pallido riflesso di un fenomeno divenuto in Italia sempre più di maggior rilievo demografico: l'immigrazione massiccia, regolare o meno, dai Paesi in via di sviluppo.

Si pensi che i dati forniti dal Ministero degli Interni indicano la presenza in Italia, all'inizio del 1999, di circa un milione e 250mila stranieri regolari, di cui oltre 170mila provenienti dall'Unione europea e più di un milione dai paesi extracomunitari. Gli immigrati che sarebbero in Italia da più di cinque anni, e possono quindi potenzialmente usufruire della carta di soggiorno permanente, sono circa 328mila.
Il fenomeno dell'irregolarità risulta in costante aumento: nell'Aprile del '98 il Ministero degli Interni stimava fra le 235mila e le 295mila presenza irregolari in tutto il Paese. A Milano, che con Roma raccoglie quasi un terzo della presenza regolare del Paese, si è passati da 79mila e 980 presenze regolari registrate al 31.12.97 a ben 98mila e 353 (di cui la metà appartenente al sesso femminile) al 31.12.98, con una netta prevalenza delle comunità di origine asiatica (fra gli altri 14.967 Filippini e 6.932 Cinesi, per un totale di 34.312) seguita da quelle africane (fra gli altri 11.075 Egiziani e 5.253 Marocchini per un totale di 25.698) e sudamericane (fra gli altri 5.820 Peruviani, per un totale di 14.480).

Nell'ambito metropolitano milanese le aree più interessate dal fenomeno sono, in assoluto, le zone di decentramento relative all'area Lambrate-Città Studi/Loreto, per quanto le diverse etnie mostrino, nel complesso, diversa distribuzione zonale: le popolazioni asiatiche appaiono, difatti, più concentrate nel Nord Milano, quelle africane nel Sud Milano (e segnatamente le zone Romana e Vittoria), mentre gli immigrati provenienti dall'America latina tendono ad essere uniformemente diffusi su tutto il territorio (Milano dati, serie stranieri, Agosto 1999; a cura del Settore statistico del Comune di Milano).
Pertanto non meraviglia che, sul piano nazionale, proprio le grandi metropoli mostrino i problemi più vistosi connessi all'immigrazione e che le stesse risultino osservatori privilegiati del fenomeno.

L'approccio dell'Antropologia delle Popolazioni è assai diversificato e si avvale di molteplici scienze sussidiarie (Genetica, Morfologia, Biologia evoluzionistica), ma l'indirizzo che più di altri ha dato risultati è l'Antropogeografia, specie quando si consideri che l'Uomo ha mostrato, nel corso della sua storia evolutiva, una eccezionale capacità di adattamento, colonizzando aree orogeografiche e climatiche fra le più disparate, dalle regioni iperboree alle umide foreste equatoriali.

Lo stazionamento plurisecolare di diversi popoli nelle varie regioni climatiche ha favorito, in ragione dell'isolamento, la selezione di peculiari caratteri, vuoi per comparsa di mutazioni correlative all'ambiente, vuoi per comparsa di caratteri fisici selezionati da scelte culturali, vuoi per mutazioni autonome che hanno indotto una modulazione delle forme: su queste si sono stratificati i flussi genici connessi sia alle grandi migrazioni epocali, quali, ad esempio, le invasioni asiatiche e nordiche che interessarono a tratti l'Europa fra il V ed il X sec. d. C., sia alle piccole migrazioni fra regioni confinanti. Talora questi flussi sono stati così rilevanti da determinare lo sviluppo di vere e proprie forme metamorfiche, quali si rinvengono in Africa Orientale, nell'area malgascia o in Polinesia.

In America i nativi, seppur non da tutti considerati come forme derivate (sulla base di probabili influssi oceanici), mostrano, ad ogni modo, caratteri genetici, sierologici e morfologici lontani dai supposti progenitori asiatici (ove si eccettuino le popolazioni eschimesi).
Il rilevamento costante di gruppi popolazionistici dotati di caratteri macroscopici, sierologici e genetici complessivamente uniformi, pur nella variabilità, anche talora cospicua, propria di ogni fenomeno biologico, conferisce sostanza al termine "RAZZA", la cui diagnosi in campo antropologico forense, specie se applicata all'identificazione generica di cadaveri appartenuti a soggetti sconosciuti, ha assunto importanza via via più rilevante, ove si consideri la compagine multietnica che caratterizza oramai la nostra società.

Distribuite nei grandi cicli boreale ed equatoriale, le forme umane principali, insieme alle forme derivate, differiscono per forma ed indice di appiattimento del capello,



per indice schelico, per colore della cute e distribuzione melaninica,

per indice nasale, cefalico orizzontale, faciale morfologico, per variazioni qualitative degli aplotipi H.L.A. e per numerosi altri caratteri somatici e sierologici il cui confronto e sovrapposizione permette l'individuazione dello stipite razziale.

Da queste valutazioni non solo è possibile risalire alle grandi cerchie razziali (Caucasoidi, Mongolidi, Negroidi, Australomelanesoidi e forme derivate etiopidi, malgasce, polinesidi ed amerindie), ma talora anche ai sottotipi etnici, specie quando mostrino caratteri sufficientemente differenziali: fra i Caucasoidi, ad esempio, ben distinguibili sono le forme nordiche, mediterranee, indiane e mediorientali; fra i Negroidi le forme nilotiche, pigmoidi e khoisanidi; fra i Mongolidi le forme settentrionali (Mongolia, Siberia orientale, Tibet, regioni settentrionali della Cina) dalle meridionali (Cina meridionale, Indocina), e fra gli Australomelanesoidi le forme australiane, veddidi e melanesiane.

 

STATURA

La stima della statura si basa prevalentemente sulla lunghezza delle ossa lunghe degli arti quali il femore, la fibula, la tibia e l'omero tramite equazioni di regressione.
La variazione tra popolazioni e tra sessi ha reso necessario adeguare tali formule alle principali popolazioni esistenti, in particolare caucasici e negroidi.

CONNOTATI,CONTRASSEGNI E SEGNI OCCUPAZIONALI

Utili alla costruzione del profilo biologico sono anche le informazioni più differenti, che vanno dai caratteri somatici cromatici (colore cute, capelli , iride),ai caratteri somatici di altro tipo, quali la forma dei padiglioni auricolari, connotati del volto e i contrassegni (riscontro di tatuaggi e cicatrici), gruppo ematico e particolarità odontologiche, deformazioni, esiti fratturativi, protesi di qualsiasi tipo, stigmate professionali o voluttuarie.


ANALISI MERCEOLOGICHE

Gli esseri umani sono spesso accompagnati da un certo quantitativo di beni materiali, l'esempio più immediato è quello degli abiti e quanto in essi contenuto.
Le analisi merceologiche possono quindi essere di ausilio alle indagini sui cadaveri di sconosciuti.
Tali analisi devono tenere conto delle vicissitudini tafonomiche cui le merci sono andate incontro, infatti in molti casi determinati materiali sono del tutto irriconoscibili, sebbene ancora identificabili.
Anche nel caso di questo tipo di analisi è utile attingere alle metodiche applicate a materiale archeologico.
Buona parte dei reperti archeologici non sono infatti altro che i beni di consumo, le merci, delle società antiche.
La pratica nello studio delle tracce dei materiali deperibili, cioè di ciò che rimane di quello che non era fabbricato in ceramica, pietra o metallo, ma con materiale organico, è utile nelle analisi forensi.
L'identificazione dei materiali è spesso possibile anche se lo stato di degrado è molto avanzato e il diverso stato di conservazione tra materiali naturali e sintetici può darci qualche indicazione cronologica.
Per quanto riguarda i tessuti alcuni autori hanno suggerito metodi per stabilire la data di morte basati sullo stato di degrado della stoffa degli abiti, e diversi comportamenti dei materiali possono essere causa di danni maggiori o minori.

Particolare di una tela in cotone mineralizzata su una chiave che aderisce ad una moneta metallica (l'intero reperto è rappresentato più in piccolo in alto a destra). Il reperto si trovava nella tasca di un paio di pantaloni in fibra sintetica, indossati dalla vittima di un omicidio ritrovata sepolta dopo una decina di anni. I tessuti in fibra sintetica degli abiti sono perfettamente conservati. Al contrario solo nella zona ove il contatto tra metallo della moneta e della chiave ha dato luogo ad un'ossido-riduzione che ha permesso la mineralizzazione si conserva il tessuto in fibra naturale. Tali fenomeni avvengono spesso nelle sepolture archeologiche e resti di stoffa vecchi di migliaia di anni ancora determinabili aderiscono agli oggetti metallici dei corredi.

 

RICOSTRUZIONE FACCIALE

Quando, terminata la costruzione del profilo biologico, non è possibile ottenere possibili "candidati" con cui confrontare i dati ante-mortem con quelli post-mortem, è consigliabile effettuare una ricostruzione cranio-facciale da far circolare sui media e nei luoghi pubblici.
La ricostruzione facciale si basa sull'ipotetica relazione/corrispondenza tra il volto e il cranio.
Sin dalla fine del secolo scorso diversi medici, artisti e anatomisti si sono cimentati nella ricostruzione del volto delle più disparate personalità del passato da J.S.Bach a Ivan il Terribile alla donna del neolitico di Auvernier.
Il principale problema è quello della valutazione dello spessore dei tessuti molli nei diversi punti del cranio.
Il metodo utilizzato per rilevare tali spessori consiste nell'infiggere, in punti predeterminati sul volto di soggetti deceduti, un ago sul quale scorre una sferetta in gomma, che, fermandosi a diversi livelli, ne fornisce la misura.
La prima fase della tecnica vera e propria consiste nel modellare ogni strato muscolare, dal più profondo al più superficiale, fino a raggiungere gli spessori finali, differenti per ogni regione del viso.
La ricostruzione viene completata modellando lo strato superficiale tenendo conto del sesso, età e razza.


Accorgimento di fondamentale importanza è quello di non cadere nell'interpretazione personale fatto che pregiudicherebbe inevitabilmente il risultato.
Ciò che rende riconoscibile un volto, infatti, non è tanto l'accuratezza estetica con cui viene realizzato ma l'evidenziazione delle caratteristiche più significative come le piccole o grandi imperfezioni e le asimmetrie che sono indubbiamente presenti anche sul cranio essendo esso il supporto rigido su cui poggiano i tessuti molli.
Va infine ricordato che la ricostruzione faciale è uno strumento non di identificazione, bensì un mezzo per innescare nella popolazione un processo/meccanismo di riconoscimento che può portare ad una successiva fase di identificazione del soggetto mediante tecniche di identificazione personale.

Il Laboratorio di Antropologia ed Odontologia Forense effettua, da due anni circa, ricostruzioni facciali, direttamente sul cranio o su un calco dello stesso.