°°Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense°°

Istituto di Medicina Legale e delle Assicurazioni

Università degli Studi di Milano


°° HOME °°

°° La razza °°

L'attualità dell'Antropologia delle Popolazioni, nell'ambito delle dottrine forensi, discende dall'incremento numerico dei quesiti posti dall'Autorità Giudiziaria circa la diagnosi di razza su cadaveri in pessimo stato di conservazione (putrefatti, carbonizzati, depezzati), rinvenuti e non protestati da alcuno; il che rappresenta un pallido riflesso di un fenomeno divenuto in Italia sempre più di maggior rilievo demografico: l'immigrazione massiccia, regolare o meno, dai Paesi in via di sviluppo.

Si pensi che i dati forniti dal Ministero degli Interni indicano la presenza in Italia, all'inizio del 1999, di circa un milione e 250 mila stranieri regolari, di cui oltre 170 mila provenienti dall'Unione europea e più di un milione dai paesi extracomunitari. Gli immigrati che sarebbero in Italia da più di cinque anni, e possono quindi potenzialmente usufruire della carta di soggiorno permanente, sono circa 328mila. Il fenomeno dell'irregolarità risulta in costante aumento: nell'Aprile del '98 il Ministero degli Interni stimava fra le 235mila e le 295mila presenza irregolari in tutto il Paese. A Milano, che con Roma raccoglie quasi un terzo della presenza regolare del Paese, si è passati da 79mila e 980 presenze regolari registrate al 31.12.97 a ben 98mila e 353 (di cui la metà appartenente al sesso femminile) al 31.12.98, con una netta prevalenza delle comunità di origine asiatica (fra gli altri 14.967 Filippini e 6.932 Cinesi, per un totale di 34.312) seguita da quelle africane (fra gli altri 11.075 Egiziani e 5.253 Marocchini per un totale di 25.698) e sudamericane (fra gli altri 5.820 Peruviani, per un totale di 14.480).

Nell'ambito metropolitano milanese le aree più interessate dal fenomeno sono, in assoluto, le zone di decentramento relative all'area Lambrate-Città Studi/Loreto, per quanto le diverse etnie mostrino, nel complesso, diversa distribuzione zonale: le popolazioni asiatiche appaiono, difatti, più concentrate nel Nord Milano, quelle africane nel Sud Milano (e segnatamente le zone Romana e Vittoria), mentre gli immigrati provenienti dall'America latina tendono ad essere uniformemente diffusi su tutto il territorio (Milano dati, serie stranieri, Agosto 1999; a cura del Settore statistico del Comune di Milano). Pertanto non meraviglia che, sul piano nazionale, proprio le grandi metropoli mostrino i problemi più vistosi connessi all'immigrazione e che le stesse risultino osservatori privilegiati del fenomeno.

L'approccio dell'Antropologia delle Popolazioni è assai diversificato e si avvale di molteplici scienze sussidiarie (Genetica, Morfologia, Biologia evoluzionistica), ma l'indirizzo che più di altri ha dato risultati è l'Antropogeografia, specie quando si consideri che l'Uomo ha mostrato, nel corso della sua storia evolutiva, una eccezionale capacità di adattamento, colonizzando aree orogeografiche e climatiche fra le più disparate, dalle regioni iperboree alle umide foreste equatoriali.

Lo stazionamento plurisecolare di diversi popoli nelle varie regioni climatiche ha favorito, in ragione dell'isolamento, la selezione di peculiari caratteri, vuoi per comparsa di mutazioni correlative all'ambiente, vuoi per comparsa di caratteri fisici selezionati da scelte culturali, vuoi per mutazioni autonome che hanno indotto una modulazione delle forme: su queste si sono stratificati i flussi genici connessi sia alle grandi migrazioni epocali, quali, ad esempio, le invasioni asiatiche e nordiche che interessarono a tratti l'Europa fra il V ed il X sec. d. C., sia alle piccole migrazioni fra regioni confinanti. Talora questi flussi sono stati così rilevanti da determinare lo sviluppo di vere e proprie forme metamorfiche, quali si rinvengono in Africa Orientale, nell'area malgascia o in Polinesia.

In America i nativi, seppur non da tutti considerati come forme derivate (sulla base di probabili influssi oceanici), mostrano, ad ogni modo, caratteri genetici, sierologici e morfologici lontani dai supposti progenitori asiatici (ove si eccettuino le popolazioni eschimesi). Il rilevamento costante di gruppi popolazionistici dotati di caratteri macroscopici, sierologici e genetici complessivamente uniformi, pur nella variabilità, anche talora cospicua, propria di ogni fenomeno biologico, conferisce sostanza al termine "RAZZA", la cui diagnosi in campo antropologico forense, specie se applicata all'identificazione generica di cadaveri appartenuti a soggetti sconosciuti, ha assunto importanza via via più rilevante, ove si consideri la compagine multietnica che caratterizza oramai la nostra società.

Distribuite nei grandi cicli boreale ed equatoriale, le forme umane principali, insieme alle forme derivate, differiscono per forma ed indice di appiattimento del capello,

per indice schelico, per colore della cute e distribuzione melaninica,

per indice nasale, cefalico orizzontale, faciale morfologico, per variazioni qualitative degli aplotipi H.L.A. e per numerosi altri caratteri somatici e sierologici il cui confronto e sovrapposizione permette l'individuazione dello stipite razziale.

Da queste valutazioni non solo è possibile risalire alle grandi cerchie razziali (Caucasoidi, Mongolidi, Negroidi, Australomelanesoidi e forme derivate etiopidi, malgasce, polinesidi ed amerindie), ma talora anche ai sottotipi etnici, specie quando mostrino caratteri sufficientemente differenziali: fra i Caucasoidi, ad esempio, ben distinguibili sono le forme nordiche, mediterranee, indiane e mediorientali; fra i Negroidi le forme nilotiche, pigmoidi e khoisanidi; fra i Mongolidi le forme settentrionali (Mongolia, Siberia orientale, Tibet, regioni settentrionali della Cina) dalle meridionali (Cina meridionale, Indocina), e fra gli Australomelanesoidi le forme australiane, veddidi e melanesiane.

 

°° HOME °°

I contenuti del sito sono proprietà del Labanof e dell'Università degli Studi di Milano, immagini e contenuti sono riproducibili esclusivamente dopo aver inoltrato idonea richiesta